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Sistemi di riscaldamento economici ed alternativi

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Nel 2022, i sistemi di riscaldamento più economici sono ancora fonti di calore alimentati a legna. Questo materiale infatti non solo è rinnovabile ma può essere anche una forma di combustibile gratuita se proviene da una propria produzione.

Inoltre è quella il cui aumento di prezzo quest’anno è stato il meno rilevante, rispetto ad altri sistemi come gas ed elettricità.

La legna può essere utilizzata nei camini, caminetti o termocamini per riscaldare un ambiente e per produrre acqua per l’igiene sanitaria e alimentare.

Attenzione però, perché il suo utilizzo prevede anche delle controindicazioni: innanzitutto deve essere alimentata manualmente nell’arco della giornata, molto spesso, nel caso di camino aperto, si creano dei problemi legati ai fumi sulle pareti, ha bisogno necessariamente di una pulizia quotidiana per eliminare polveri e cenere ed infine c’è da considerare anche lo stoccaggio della legna.

Inoltre esistono infatti delle aree in cui è espressamente vietato accendere stufe e camini a legna, in quanto la combustione del legno contribuisce ad aumentare l’inquinamento atmosferico.

La Regione Veneto, per esempio, attraverso delle direttive attive dal 1° ottobre al 31 marzo di ogni anno, dove vengono fissati i parametri di riduzione delle polveri sottili, vieta categoricamente l’utilizzo dei generatori di calore alimentati a biomassa legnosa aventi una potenza termica inferiore a 35 kW per tutti i Comuni sotto i 300 metri di altitudine.

Le stesse regole valgono anche per il pellet nelle stufe alimentate a biomassa, dannose anche loro per l’ambiente e per la salute dell’uomo per le emissioni di particolato e di polveri sottili, in quanto emettono in media 0,7 tonnellate di gas serra all’anno, riducendo nello stesso tempo anche il numero di alberi che servono a catturare il biossido di carbonio sul Pianeta.

Se il legno è il sistema più economico, quello che oggi viene maggiormente utilizzato negli spazi chiusi è la caldaia a gas.

Anche con gli aumenti subiti, questa tipologia di caldaia rimane quella maggiormente adoperata nei nostri ambienti, quella in dotazione nella quasi totalità delle nostre abitazioni ed uffici.

Per mitigarne le spese e al contempo sfruttare anche delle energie alternative, già da diversi anni però, abbiamo iniziato ad installare sui nostri tetti i pannelli solari termici che, nonostante necessitano anche di una caldaia a gas, sono diventati sempre più numerosi, approfittando anche delle agevolazioni fiscali del SuperBonus 110% varato dal Governo Draghi nel 2020.

Pur non disponendo della capacità di assorbire abbastanza luce solare durante i mesi più freddi soprattutto per soddisfare tutte le esigenze di riscaldamento dell’acqua, questo sistema permette comunque di usufruire in maniera gratuita del 50% del riscaldamento necessario nell’arco di un anno.

Qual è il sistema di riscaldamento più economico per riscaldare la casa?

Una delle domande più ricorrenti in questo periodo è qual è il sistema più economico per riscaldare una casa. Una questione questa di primaria importanza per famiglie ed imprese, visto l’aumento del prezzo della materia prima e il suo conseguente impatto su tutti i costi legati al riscaldamento della casa. Inoltre all’approssimarsi dell’inverno, tutti noi cerchiamo di assicurarci un’abitazione che venga riscaldata in modo efficiente.

Oltre alle soluzioni già descritte prima, esistono altre forme di riscaldamento ma, prima di elencarle, bisogna dire che, a prescindere da quale sistema di riscaldamento si utilizzi, si possono adottare alcuni accorgimenti che non risolveranno il problema ma che serviranno a risparmiare sui costi e a economizzare:

  • ridurre le dispersioni di calore,
  • tenere le finestre aperte ed arieggiare i locali quando il sole è caldo,
  • effettuare periodicamente la manutenzione degli impianti, pulendo regolarmente i radiatori, evitare di coprirli ed installare delle valvole termostatiche, impostando sempre la giusta temperatura.

Tornando ai sistemi di riscaldamento odierni, oltre alle caldaie a gas e all’utilizzo del legno, ci sono aree dove ancora oggi vengono installate le caldaie a gasolio: molto diffuse tra gli anni ‘80 e ’90, sono ancora presenti nelle zone dove non arriva il gas metano o dove non è possibile utilizzare il legno e, per ammortizzarne i costi, vengono abbinate ad un impianto ad energia rinnovabile, come pannelli solari o a pavimento e che ne permettono l’impiego anche per la produzione di acqua sanitaria.

Per queste caldaie è molto importante, per scongiurarne il blocco, effettuare una buona manutenzione, sfiatando i termosifoni ed eliminando sporcizie ed impurità dall’impianto che nel tempo possono essere  causa di ostruzione delle tubazioni e del filtro. Tra i sistemi fino ad ora visti, comunque la scelta più conveniente rimane al momento quella di continuare ad utilizzare una caldaia a gas almeno fino al 2035, anno in cui ne sarà vietata l’installazione, combinandola con un solare termico, sempre che il prezzo del gas non raggiunga livelli insostenibili, per poi passare a soluzioni più green come un sistema di riscaldamento elettrico, quando anche i costi dell’elettricità saranno diventati più accessibili.

caminetto a legna

Cosa usare per il riscaldamento in alternativa al gas

Utilizzare delle energie alternative al gas per il riscaldamento è diventata una necessità di risparmio ed un obbligo morale per tutelare la nostra salute e quella del Pianeta. Mi hanno molto colpito, perché hanno centrato il problema, alcuni passaggi di un discorso alla Nazione tenuto dal Premier francese Macron che ha parlato per il prossimo futuro di fine dell’abbondanza, riguardo ad una serie di questioni tra cui le materie prime. Diffondendo questo concetto, ha voluto affermare che per tutti gli esseri umani è finito il tempo di sperperare energia e risorse naturali nelle abitazioni con consumi insensati, così come si è concluso quello di voler continuare a non utilizzare le risorse energetiche naturali come i giacimenti di gas presenti nei nostri mari.

Anche i Governi hanno ammesso pubblicamente che è venuto il momento di utilizzare i nuovi sistemi che la tecnologia ci offre in alternativa a quello che abbiamo fatto fino ad ora. Se nel recente passato non volevamo usare sistemi che prevedessero il gas, come alternative, oltre le stufe ed i camini a legna e pellet, potevamo contare sulle stufe elettriche alogene, sui radiatori ad olio e sui caminetti a bioetanolo, oggi invece abbiamo la possibilità di installare al soffitto o alle pareti dei pannelli a infrarossi che, pur non riscaldando l’aria, rendono caldi gli oggetti, le pareti e, conseguentemente anche le persone: unica controindicazione è che non hanno il potere di scaldare l’acqua, quindi hanno bisogno di essere affiancati da una caldaia.

Altre soluzioni alternative al gas sono le pompe di calore ad energia elettrica che ingegneri ed architetti stanno installando nelle nuove costruzioni e che sono in grado di riscaldare la casa sia attraverso i radiatori che il pavimento, in un sistema dove lavorano congiuntamente acqua ed aria.

Secondo uno studio di valutazione di Altroconsumo sulle più idonee tipologie di riscaldamento, questa delle pompe di calore sarebbe la forma più economica e green e permetterebbe, per un maggiore risparmio sui costi dell’elettricità, di essere utilizzata abbinandola ad un impianto fotovoltaico ed anche per rinfrescare la casa d’estate, risultando con questa doppia funzionalità ancora più conveniente. Accanto a queste, altri sistemi molto più economici rispetto al gas sono le caldaie ad idrogeno e le pompe di calore ibride che funzionano sia con la corrente elettrica che con l’idrogeno.

Quali sono i segnali europei di diversificazione?

Di fronte a questa grave emergenza energetica e alla necessità di diversificazione delle fonti, l’Unione Europea ha stilato nell’ultimo anno un piano aggiornato rispetto alle politiche dell’energia presentato nel gennaio 2014.

Ad oggi l’UE importa oltre la metà dell’energia, soprattutto sotto forma di combustibili fossili, come il petrolio e il gas naturale, che forniscono la maggior parte della nostra energia; a questi si aggiunge l’energia nucleare per il 13% mentre le energie rinnovabili rappresentano solo il 15%.

Nel 2014, con l’obiettivo di rendere il sistema energetico più competitivo, sicuro e sostenibile, la Commissione si era riunita più volte e si era proposta di intraprendere per il decennio 2020/2030 alcune azioni:

  1. una maggiore efficienza energetica di almeno il 27% nel 2030, attraverso possibili modifiche della direttiva sull’efficienza energetica,
  2. degli indicatori chiave per misurare i progressi del proprio sistema energetico sui prezzi dell’energia, diversificazione dell’approvvigionamento energetico, interconnessioni tra gli Stati membri e sugli sviluppi tecnologici,
  3. l’obiettivo per le energie rinnovabili di arrivare almeno al 27% del consumo energetico, lasciando la flessibilità a ciascun Stato membro di definire i propri obiettivi nazionali.

A maggio di quest’anno, dopo le interruzioni delle forniture di gas da parte della Russia a Bulgaria, Polonia e Finlandia, la Commissione Europea ha voluto aggiornare il piano energetico REPowerEU presentato a marzo ed ha definito la rinuncia ai due terzi del gas russo entro fine anno ed alla cessazione totale degli approvvigionamenti entro il 2027.

Per quella data infatti pensa di sostituire completamente petrolio e carbone proveniente da Mosca, adoperandosi su tre aspetti considerati fondamentali per rimpiazzare appunto quei combustibili fossili, fino ad oggi impiegati in ambito domestico, industriale e nella produzione di energia elettrica:

  1. risparmio energetico da realizzarsi rendendo efficienti dispositivi attraverso cui viene utilizzata l’energia,
  2. diversificazione delle fonti di approvvigionamento, utilizzando vettori energetici differenti dagli idrocarburi come le bioraffinerie, il biometano e l’idrogeno blu e verde,
  3. l’accelerazione dello sviluppo e delle installazioni delle fonti di energia rinnovabile come il fotovoltaico, semplificando le procedure per l’installazione degli impianti.

Un approfondimento a parte è stato fatto infine dalla Commissione sulle pompe di calore, definite come una tecnologia indispensabile alla produzione del riscaldamento e della refrigerazione da fonti di energia rinnovabile per l’ambiente ed unico rimedio per ridurre l’uso di gas nella fornitura del riscaldamento, sia nel settore industriale che in quello residenziale.

E’ stato proposto di velocizzare fino ad un termine massimo di tre mesi le procedure di rilascio delle autorizzazioni e di adottare una procedura semplificata per la connessione alla rete delle pompe di calore di piccole dimensioni.

Emergenza energetica

Per superare l’emergenza energetica che si è acuita nell’ultimo anno, una delle soluzioni su cui i Governi mondiali stanno spingendo molto è diversificare le fonti energetiche. In un passato più o meno recente l’Occidente ha vissuto tanti momenti di crisi energetica ma, quando nello scorso agosto il rincaro dell’elettricità ha toccato in Europa la soglia dei 547 euro per Megawattora per la prima volta nella storia, tutti, dai Capi di Stato all’ultimo cittadino, hanno iniziato a tremare e hanno capito, qualora non fosse abbastanza chiaro, che con questi prezzi e con i loro possibili ulteriori aumenti né le famiglie né le imprese avrebbero mai potuto sopravvivere a lungo.

Un esempio di questa situazione è stata certificata dai dati SIOPE dove si è constatato che In Italia i Comuni negli ultimi due anni, per i costi dell’energia, erano passati da una media annuale di circa 1,8 miliardi di Euro ad una spesa quasi raddoppiata. Scenario che si è poi amplificato con il conflitto in Ucraina che ha accentuato l’instabilità del sistema nazionale del gas naturale ed ha provocato la conseguente esigenza di rivedere le politiche del suo utilizzo, spingendo tutte le Nazioni ad adottare misure che fossero finalizzate all’aumento della disponibilità di gas e alla riduzione programmata dei consumi.

Una crisi quindi in piena regola, le cui uniche misure immediate che potevano essere applicate dai Governi di tutti i Paesi sono state quelle relative al contenimento dei consumi e delle relative spese energetiche.

In tal senso in Italia è stato redatto a settembre un Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas che ha previsto l’introduzione di limiti di temperatura, di ore giornaliere di accensione e di durata del periodo di riscaldamento.

Il DM 383 del 6/10/2022 ha poi specificato le modalità di funzionamento degli impianti termici di climatizzazione alimentati a gas naturale per la stagione invernale 2022-2023, riducendo di 15 giorni il periodo di accensione degli impianti termici ad uso riscaldamento e di 1 ora la durata giornaliera di accensione previsti dall’art. 4 del DPR n. 74 del 2013, portando infine i limiti per la zona climatica E ad un orario massimo di 13 ore giornaliere tra il 22 ottobre e il 7 aprile.

Accanto a queste misure, necessarie per andare avanti e tamponare la situazione nell’immediato, questa emergenza energetica, però, deve essere anche un’occasione unica per imparare ad utilizzare al meglio le abbondanti e inedite possibilità che la tecnologia ci offre, evitando posizioni di passiva rassegnazione ma accettando invece il cambiamento come un’opportunità per poter migliorare.

Giulio Benvenuti
Sono fondatore di un hedge fund e fornisco consulenza sulla creazione e sviluppo di hedge fund e veicoli d’investimento con sottostante finanziario, real asset e private Equity / Venture Capital.

Dopo aver lavorato diversi anni in due tra le principali reti di consulenza finanziaria in Italia, ho avviato un attività in proprio fornendo in modo indipendente advisory finanziaria e specializzando le mie competenze negli hedge fund.
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