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combattere l'inflazione

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Che cos’è l’inflazione: conoscerla per combatterla

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Approfondiamo il concetto di inflazione, cos’è, da dove arriva chi la controlla e soprattutto come combatterla, visto la situazione attuale.

Sul dizionario l’inflazione viene spiegata così: “Aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie”.

In parole povere, quando ci troviamo di fronte ad un’inflazione elevata non riusciamo più a comprare la stessa quantità di beni e servizi con la stessa quantità di denaro e si riduce il valore della moneta nel tempo. E’ chiaro che questo concetto, che sta alla base dell’economia ma che spesso viene ignorato, non si riferisce a singole voci di spesa ma a quando, nell’economia di una Nazione, si registra un aumento di prezzo di grande portata, in un determinato momento storico.

L’inflazione non è un concetto che si è concretizzato nell’era moderna, perché periodi inflativi si sono succeduti nel corso della storia antica per tutti i popoli.

Le prime tracce documentate in cui si parla di inflazione sono presenti già nell’antico Egitto e tra i Sumeri, poi fu la volta della Frigia sotto il regno di Re Mida e del secondo impero babilonese dove addirittura si parlò di un’inflazione annua pari al 400 – 500%.  Non andò meglio ai Romani nel tardo periodo repubblicano, quando lo Stato abbassò la quantità di metallo nelle monete, per continuare a finanziare le campagne militari.

Nell’era moderna il primo fenomeno di inflazione, che portò ad un rialzo generale dei prezzi in Europa, si ebbe nel tardo Cinquecento: alcuni lo attribuirono all’aumento della popolazione, per altri invece fu lo sfruttamento spagnolo dell’oro del Nuovo Mondo che portò nelle casse reali spagnole ingenti quantità di oro, argento e merci preziose.

Nel Novecento il caso più eclatante si ebbe in Germania che, con la sconfitta della Prima Guerra Mondiale,  dovette pagare i danni di guerra ai paesi vincitori, cedendo alcuni territori ricchi di giacimenti di carbone e di ferro e trasferendo in Francia ed in Inghilterra interi impianti industriali, con la conseguente continua emissione di nuove banconote e la relativa perdita di potere d’acquisto.

Per capire l’immensità del fenomeno basti dire che un chilo di pane costava oltre 400 miliardi di marchi.

Anche l’Italia negli anni delle due Guerre, per fronteggiarne le spese, dovette ricorrere all’emissione di moneta.

Un fenomeno simile si verificò anche negli anni ‘70 con l’aumento dei costi dei prodotti petroliferi.

Quindi, come si può notare da tutti gli esempi, l’inflazione nel passato è sempre stato un fenomeno momentaneo, strettamente connesso ad eventi eccezionali come guerre, epidemie o carestie mentre nel presente ha assunto i connotati di un fenomeno permanente, costante e soprattutto duraturo.

Come nasce l’inflazione?

Come nasce l’inflazione, ovvero quali sono le cause che la generano.

L’inflazione è alla base di ogni economia moderna e averla sotto controllo è sinonimo di un’economia fiorente, ne stimola la crescita, mentre, se i tassi diventano troppo alti, diventano la causa di una recessione.

L’inflazione ci indica quanto vale una moneta come l’euro in un determinato periodo storico rispetto al suo potere d’acquisto. Questo fenomeno non produce effetti solo nel grande sistema dell’economia di un Paese ma viene percepito anche da noi, semplici cittadini, nelle piccole cose della vita quotidiana perché i prezzi, di ciò che consumiamo abitualmente, salgono e il valore del nostro denaro scende.

Dopo alcuni anni, dove abbiamo avuto dei tassi di inflazione molto bassi, tra settembre ed ottobre 2021 si sono toccati picchi che non si verificavano da tanto tempo e, una delle cause, è stata la rapida riapertura delle attività economiche dopo il periodo di lockdown.

Abbiamo ricominciato ad acquistare e le imprese, di fronte a questa domanda crescente, hanno aumentato i prezzi al dettaglio, avendo dovuto subire a loro volta un rialzo dei propri costi di produzione. Una seconda motivazione è da ricercarsi nel fatto che nel 2020, in piena pandemia, l’inflazione era bassissima anche per effetto di una riduzione dell’imposta sulle vendite in Germania.

Un’ultima causa, ma sicuramente la più importante è stato il rincaro dei beni energetici, gas, energia e petrolio sono diventati più costosi in tutto il Mondo per svariati motivi:

  • inverno 2020 è stato molto freddo e ci ha fatto esaurire le scorte di gas e petrolio;
  • in Brasile le centrali idroelettriche hanno risentito della siccità
  • a causa dell’intensità minore dei venti, nel Regno Unito, le pale eoliche non hanno potuto funzionare.

Se sommiamo queste cause all’aumento della domanda, abbiamo scoperto i motivi della crescita esponenziale dell’inflazione.

Purtroppo le previsioni che venivano fatte a fine 2021, dove si auspicava che l’inflazione nel 2022 in Europa sarebbe potuta scendere, non si sono avverate ed anzi si è verificata un’ulteriore decrescita dell’economia, dovuta alla variante Omicron ed all’aumento del costo dell’energia con la guerra in Ucraina.

Se Putin dovesse tagliare di colpo le forniture di gas quest’estate, allora ci ritroveremo in recessione già nella seconda metà del 2022.

Secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, ci potrebbe essere una crescita economica nella zona euro intorno al 2,6% nel 2022, per poi scendere all’1,4% nel 2023.

Molto più preoccupanti sono i dati sull’inflazione che, sempre nella zona euro, dovrebbe raggiungere un picco storico, assestandosi al 7,6% nel 2022, per poi scendere al 4,0% nel 2023.

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo gli esperti di Bruxelles, l’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea in cui le stime di crescita dell’economia sono in rialzo, grazie agli effetti benefici del Recovery fund e anche l’inflazione è prevista al 7,4%, quindi più bassa rispetto alle altre Nazioni della zona euro.

Da chi viene controllata?

Quali sono gli organi che gestiscono e cercano di porre rimedio a questo fenomeno?

Abbiamo visto come l’inflazione misuri il valore dei prezzi che cambiano nel tempo e che la sua oscillazione può dipendere da diverse cause. Abbiamo detto altresì che queste motivazioni si possono distinguere in due categorie a seconda della loro provenienza:

  • le cause endogene che sono quelle che possono essere originate da fenomeni che si verificano all’interno di una Nazione;
  • cause esogene che invece vengono generate da avvenimenti esterni a quel Paese e che si verificano in altri Stati con cui “quel Paese” intrattiene rapporti economici, finanziari e monetari.

Esempio pratico di una causa esogena dell’inflazione di questi tempi è l’aumento del costo di alcune materie prime che è stato determinato dalla guerra in corso tra Russia ed Ucraina e che l’economia mondiale sta subendo.

Oltre alle cause esistono anche varie tipologie di inflazione:

  • da domanda che si verifica quando l’aumento generalizzato dei prezzi viene causato da un eccesso di domanda rispetto all’offerta che in quel momento può essere messa a disposizione.
  • Da costi e si verifica quando aumentano i costi di produzione, in particolare il costo del lavoro e delle materie prime.

Solitamente le imprese aumentano i costi di produzione per mantenere inalterati i propri profitti, se invece le aziende rincarano i prezzi solo per avere maggiori guadagni, si avrà un’inflazione da profitti.

Un caso particolare di inflazione da costi è l’inflazione importata che si verifica quando si ha un aumento del costo delle materie prime che una Nazione importa dall’estero; questo fenomeno colpisce soprattutto quegli Stati che sono forti importatori di materie prime.

  • Settoriale quando i fenomeni inflazionistici sono generati da quei settori tradizionali e di minore produttività che esistono in un sistema economico, accanto a quelli più innovativi e di maggiore produttività. Quando in questi comparti vengono corrisposti dei salari maggiori, i sindacati cercano di estendere questi aumenti anche ai dipendenti che svolgono un lavoro nelle imprese dei settori tradizionali e, visto che queste aziende con un aumento della produttività non sono in grado di coprire i maggiori costi di produzione, per adeguare i salari sono costrette ad aumentare i costi di vendita.
  • Da eccesso di liquidità che si verifica quando uno Stato, per coprire le spese pubbliche, aumenta la quantità di moneta in circolazione, provocando così una riduzione del suo potere di acquisto, con l’emissione di banconote e con l’acquisto, da parte delle banche centrali, dei titoli di Stato.

Questa situazione di eccesso di moneta nel passato era di gran moda per finanziare la spesa pubblica, oggi invece è un fenomeno che non si verifica più, perché gli statuti delle banche centrali hanno limitato l’utilizzo di tali pratiche.
Inflazione da fisco che si verifica quando aumentano tasse ed imposte e sia le imprese, per mantenere intatti i loro profitti, sono costretti a trasferire questi costi su altri soggetti.
Fino a qualche decennio fa la gestione e il controllo di questi vari tipi di inflazione era il principale compito della banche centrali che, come istituzioni pubbliche autonome e indipendenti dal potere politico della Nazione in cui operano, avevano la funzione di governare la valuta di un Paese, controllando e gestendo la quantità di moneta in circolazione, attuando la cosiddetta politica monetaria.

La loro attività principale è quella di non permettere che i prezzi al consumo aumentino in misura significativa, generando l’inflazione, né che si possa determinare il processo opposto, ossia la diminuzione prolungata, originando invece la deflazione, perché entrambe dannose alla vita economica di una Nazione.

La leva principale attraverso cui le banche centrali controllano la quantità di moneta in circolazione sono i tassi di interesse, anche detti tassi di interesse primari e che determinano il costo del denaro per l’intero sistema bancario, influenzando anche i tassi offerti dalle banche commerciali ai propri clienti per conti correnti e mutui.

L’inflazione viene calcolata dall’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, che ha il compito di misurare ogni mese l’andamento dei prezzi al consumo di una serie di prodotti, il cosiddetto paniere dei prezzi al consumo, la cui composizione viene aggiornata ogni anno in modo da considerare il cambiamento nel tempo delle abitudini dei consumatori anche per eventi eccezionali: con il Covid, per esempio, oltre ad essere mutati i consumi e le scelte di acquisto dei cittadini, sono entrati a far parte di quei prodotti, utilizzati dall’Istat per la stima dell’indice nazionale dei prezzi al consumo, le mascherine FFP2.

Dal 1998 la politica monetaria dei 19 Paesi dell’Unione Europea, che hanno accettato l’euro come moneta unica, formando la cosiddetta zona euro, è passata nelle mani della Banca Centrale Europea, la BCE, i cui compiti sono stati stabiliti dai trattati dell’UE. La BCE, nel suo ruolo di dover attuare la politica monetaria di tutti i paesi membri, ha il delicato compito di tenere sotto controllo l’inflazione con l’obiettivo di mantenerla al di sotto del 2% nel medio periodo, per garantire una stabilità economica e permettere così sia alle imprese che ai cittadini di attuare una pianificazione finanziaria che dia alle aziende la possibilità di investire o di assumere personale e alle persone di guardare al proprio futuro economico in maniera serena.

Come combatterla?

È il momento di capire come e se è possibile combatterla e quali sono gli strumenti che ci permettono di influenzarla e moderarla.

Non esiste un unico modo per limitare i picchi verso l’alto o il basso e gli espedienti con cui combatterla dipende dal soggetto che li deve adottare.

Nel caso della BCE, il controllo dell’inflazione avviene aumentando o diminuendo il tasso di interesse dei prestiti che concede alle banche.

Se gli istituti di credito ricevono un prestito, pagando, per esempio, alla banca centrale l’1% di tasso di interesse, possono a loro volta erogarli a privati ed imprese ad un tasso basso, magari con una maggiorazione dello 0,50% per il loro guadagno, invogliando così sia gli uni che gli altri a chiedere ed ottenere un prestito, con la conseguenza di far aumentare la moneta in circolazione nel sistema economico. Con questo aumento, famiglie e imprese spenderanno di più, i prezzi rincareranno e quindi anche l’inflazione aumenterà.

Nel caso in cui invece i prestiti concessi dalla BCE fossero ad un tasso più alto, il 5%, le banche sarebbero costrette a concederli ai loro clienti, aumentandoli a loro volta almeno al 6%, considerando il proprio guadagno.

Questa manovra avrebbe l’effetto di distogliere aziende e privati dal chiedere prestiti e quindi, conseguentemente, di far diminuire il denaro in circolazione, si spende di meno, i prezzi si abbassano e con loro anche l’inflazione; nel primo caso, quando si riducono i tassi di interesse, si parla di politica monetaria espansiva mentre, con i tassi alti, viene detta restrittiva, perché diminuisce la presenza della moneta nel sistema economico.

Questa è la manovra che viene da sempre adottata per diminuire il fenomeno inflazionistico.

L’inflazione non è sempre un fenomeno negativo perché, tenuta sotto controllo ed amministrata correttamente, può rappresentare un importante parametro di crescita economica di una Nazione, anche se è necessario che non superi il tasso di crescita del PIL.

E’ una cosa positiva anche per i prodotti da esportare in quanto possono essere acquistati dagli importatori esteri a prezzi più contenuti e quindi più vantaggiosi.

Accanto ai provvedimenti della BCE, ogni Stato ha le sue politiche inflazionistiche, ossia adotta delle misure ad hoc che servono per contrastare le varie tipologie di inflazione:

  • se l’inflazione è da domanda, riduce l’eccesso di domanda globale rispetto l’offerta globale. Poiché la domanda è formata da consumi, spesa pubblica ed investimenti, bisogna agire su ognuno di questi aspetti: i consumi possono essere contenuti attraverso un maggiore prelievo fiscale che avrà lo scopo di diminuire il reddito disponibile delle famiglie. Per contenere la spesa pubblica basterà eliminare tutte le spese non necessarie mentre per ridurre gli investimenti si adotterà una politica monetaria restrittiva.
  • Se l’inflazione è da costi sarà necessario per lo Stato limitare l’aumento dei costi di produzione attraverso delle politiche di controllo dei prezzi e adottando delle politiche dei redditi.
    se l’inflazione è importata la soluzione da trovare non è semplice soprattutto per quelle Nazioni che dipendono fortemente da altri Paesi. Una potrebbe essere quella di adottare a livello mondiale delle politiche comuni nei confronti dei paesi produttori di materie prime oppure utilizzarne di nazionali alternative rispetto a quelle importate.
  • se l’inflazione è data da un eccesso di liquidità quindi da un’eccessiva quantità di moneta in circolazione, sarà necessaria una riduzione della spesa pubblica oppure adottare una politica monetaria restrittiva e una di controllo sull’emissione della moneta.
  • se l’inflazione è da profitti, sarà fondamentale, per contenerla, una politica sui redditi, non semplice da attuare oppure un blocco dei prezzi.
  • se, infine, l’inflazione è settoriale, può essere contrastata attraverso una più efficace distribuzione delle risorse tra i vari settori produttivi.

Dopo aver descritto quali sono i correttivi della BCE e le politiche inflazionistiche che una Nazione può mettere in campo per fronteggiare l’inflazione, proviamo a capire quali azioni deve intraprendere invece un privato cittadino per conservare il valore del proprio danaro e non farsi travolgere dall’inflazione,  se ha dei propri risparmi in banca.

La maggior parte delle persone, che è poco addentro alle logiche dell’economia, pensa che si possa guadagnare solo con gli interessi erogati dalla banca, lasciando semplicemente i soldi sul proprio conto corrente. Purtroppo non è così, perché se si guardano bene i dati, ad inizio 2022 gli istituti di credito rilasciavano degli interessi tra lo 0,5 e il 2% che quindi non riescono a coprire la crescita annuale dell’inflazione che sappiamo proprio in questo momento storico quanto sia in aumento.

E’ quindi a tutti gli effetti una perdita lasciare i propri risparmi su un conto per un lungo periodo; in questi casi la soluzione migliore potrebbe essere quella di fare degli investimenti a basso rischio, magari diversificando il portafoglio con azioni e beni rifugio come i metalli preziosi ed inserendo anche le obbligazioni che, anche se a tasso fisso e quindi poco remunerative, consentono di mettere in sicurezza il capitale.

Giulio Benvenuti
Dopo aver lavorato diversi anni in due tra le principali reti di consulenza finanziaria in Italia, ho avviato un attività in proprio fornendo in modo indipendente advisory finanziaria e specializzando le mie competenze negli hedge fund.

Sono fondatore di un hedge fund e fornisco consulenza sulla creazione e sviluppo di hedge fund e veicoli d’investimento con sottostante finanziario, real asset e private Equity / Venture Capital.
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